Un nuovo cammino verso la libertà grazie alla protesi totale del ginocchio destro.
A cura di Federica Albisetti
Manu, una donna anziana di 71 anni, ha sempre avuto il cuore pieno di energia, ha trascorso gran parte della sua vita dedicandosi alle sue due figlie femmine, alla casa, al marito e al lavoro nel volontariato. Faceva anche sport, ha sempre amato sciare e camminare in montagna. Tuttavia, nell’ultimo anno ha cominciato a soffrire di un forte dolore al ginocchio che ha limitato sempre di più le attività della sua vita quotidiana, fino a farla uscire pochissimo da casa e a provare ogni giorno un grande dolore, molto fastidioso e privandola quindi della sua indipendenza. Determinata a ritrovare la libertà di movimento, Manu ha deciso di intraprendere un viaggio impegnativo verso una nuova vita, più leggera e meno dolorosa. Dopo le dovute riflessioni e visite mediche con il suo ortopedico di fiducia, Manu ha scelto di sottoporsi all’intervento di protesi totale al ginocchio destro. Fin da subito, malgrado una grande paura, ha affrontato con coraggio le sfide e l’appuntamento con la chirurgia, e la fase del recupero, scegliendo di rinunciare al periodo di riabilitazione alla clinica di Novaggio, ma rimanendo a casa e svolgendo in un primo momento giornalmente e poi 3 volte a settimana, la fisioterapia insieme a me. Manu è sempre stata una paziente diligente, cauta, ma predisposta a seguire ogni consiglio da me proposto e ogni compito che le veniva richiesto con dedizione e precisione. Con il passare del tempo, ha fatto progressi notevoli, riuscendo a camminare senza il supporto delle stampelle e a tornare a svolgere le attività della vita quotidiana. Insieme abbiamo lavorato sul recupero della mobilità(flessione/estensione) del ginocchio, sulla coordinazione e sul recupero della forza, che era già un pochino compromessa dal lungo periodo pre-operatorio che aveva vissuto con tanto dolore e quindi impossibilitata a camminare bene senza zoppicare. Abbiamo lavorato tanto anche sulla fiducia in se stessa e sulla gestione della paura. La paura del corpo estraneo che è stato inserito all’interno del ginocchio. La paura che non tiene e che la gamba possa cedere, così come la brutta cicatrice visibile, il ginocchio più grande e tumefatto. Tutti aspetti questi, che possono accrescere l’insicurezza soprattutto per ciò che riguarda il mondo femminile, più sensibile ed emotivo rispetto al genere maschile. Lavorare sull’emotività per noi fisioterapisti è un’aspetto fondamentale e non meno importante rispetto alla mobilità, alla forza e alla coordinazione. Va di pari passo, e bisogna avere pazienza e fare vedere alla paziente, con calma, ciò che di bello il nuovo arto può regalare e dare. Ricominciare ad accarezzare il ginocchio, passare con le mani e sentire la cicatrice che è lunga (30 graffette) è molto importante. Lavorare sull’accettazione del nuovo “ginocchio”, che all’occhio non sarà mai più quello di prima. Vedere l’evoluzione e la fiducia che torna, così come la voglia di ritornare a fare ciò che si faceva prima, da una semplice camminata all’aperto con il proprio marito e senza stampelle, è una soddisfazione immensa ed è la parte che amo del mio lavoro. La nuova protesi ha ridato a Manu la libertà di esplorare di nuovo il mondo e di svolgere con il sorriso alcune delle attività della vita quotidiana che erano diventate davvero difficili.
Questa storia è un’esempio di ciò che vivo con i miei pazienti ogni giorno. Questa esperienza ci fa capire che non c’è un limite di età per cercare una migliore qualità di vita e di ritrovare la libertà senza dolori e quello star bene che permette di vivere in maniera serena e godere delle piccole cose. Il percorso con Manu non è ancora finito, manca ancora molto, ma posso dire che ci sono già stati tanti miglioramenti… e siamo solo all’inizio!
Grandi soddisfazioni…avanti così!
Fede